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14 luglio 2014 1 14 /07 /luglio /2014 08:53

bardana-fiori.jpg

Oggi parliamo della “Bardana” comunemente chiamata “Lappa”  Certamente  tutti voi,andando in giro per campi, fiumi o monti l'avrete vista.La bardana (architum lappa) è una pianta biennale con un rizoma verticale che nel primo anno di vegetazione produce alcune grandi foglie basali fra le quali, nel secondo anno, spunta il fusto floreale che può raggiungere i due metri di altezza, molto ramificato e peloso. Le foglie basali sono molto grandi con la lamina a forma triangolare cuneiforme che può raggiungere anche i 50 cm di lunghezza. Il margine interno è spesso ondulato, la superficie inferiore è di colore bianco-cenere. Le foglie del fusto hanno la stessa forma ma sono più piccole e spesso sessili. I fiori sono numerosi coimbri che si trovano all'apice dei rami e sono di colore porporino riuniti in capolini globosi circondati da  molte bratte rigide e ricurve in forma di amo. Georges de Mastral, nel 1941, osservando questa pianta ha inventato il velcro (acronimo di vel.. velluto e cro...gancio) il brevetto è del 1955, de Mastral ebbe l'intuizione tornando a casa da una gita in campagna. I frutti delle bardana sono degli acheni di color bruno con macchie nere , provvisti di un pappo e di setole nere. Questa pianta si trova un po ovunque, le radici si raccolgono in autunno del primo anno di vegetazione o nella primavera del secondo anno prima che si formi lo scapo floreale. -le radici si estraggono dal terreno togliendo le radichette laterali e poi si lavano. Si conservano tagliate a striscette ed essiccate al sole e poi conservate in barattoli di vetro. Le foglie si raccolgono in maggo-luglio prima che la pianta fiorisca, si recidono le foglie con le forbici evitando il picciolo. Si conservano facendole essiccare all'ombra e poi conservate in sacchetti di carta, le foglie possono essere anche mangiate con l'insalata..La bardana ha molte proprietà quali: diuretiche, depurative, ipoglicemizzanti antisettiche....I principi attivi sono olio essenziale di inulina, mucillagini, lappatina e acido clorogenico che ha azione bioattivante cutanea. Fa bene al fegato e alla cistifellia, diminuisce il tasso di zucchero nel sangue. Si può quindi fare un infuso con 4 gr. di radici e un litro di acqua bevendone una tazza al mattino, oppure una tintura vinosa con 4 gr in un litro di vino lasciate a macerare per almeno 5 giorni. Se ne beve a bicchierini. E' utile ai diabetici, chiedete al medico.

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14 giugno 2014 6 14 /06 /giugno /2014 13:35

Oggi parliamo di asparagi. (asparagus acutifolius .L)

asparago.jpg


Questo tema mi sta molto a cuore perché noto ancora che molti continuano a raccogliere gli asparagi selvatici “spezzandoli” il che non è corretto e danneggia la pianta. L'asparago in effetti è un “albero” che ha le radici che si sviluppano sotto terra. Quello che noi raccogliamo è un filamento dei rizomi che si formano  nel sotto  suolo da una rosetta da dove escono i turioni. Questa parte commestibile va raccolta con un coltello alla base del reticolo e non tutti, altrimenti la pianta non fruttifica più. Gli aparagi si trovano sia in primavera che in autunno, contine poche calorie ed un buon diuretico entrava a far parte delo sciroppoo delle cinque radici diuretiche. Ha molti altri giovamenti per la salute, non è indicato per chi soffredi reni e di gotta perchè contiene “metilmercaptano” che quello che da quell'odore caretteristico all'urina.. Ci si possono fare decotti per la diuresi e decotti o in aggiunta a finocchio, prezzemolo, sedano selvatico e rusco il famoso sciroppo diuretico delle cinquer radici. Chi va ad asparagi impari a rispettarli perché la “popolazione sparagina” potrebbe lentamente scomparire. L'asparago ha un buon abitat nei boschi  e nei luoghi devastati dal fuoco, ma in tal caso bisogna stare attenti a non mangiarli perchè di norma il fuoco vienme spento con solventi chimici dannosi per l'uomo.

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30 maggio 2014 5 30 /05 /maggio /2014 08:58

ginepro2Ginepro.è questo il periodo di raccolta, quando andate in  montagna lo si trova abbastanza facilmente. E' un arbusto che raramente raggiunge le dimensioni di un albero; il tronco, abbondantemente ramificato, ha la corteccia  che si stacca in strisce longitudinali di colore rosso-bruno. Le foglie, verticillate, sono di forma lineare e si restringono gradatamente verso l'apice acuto che termina in una punta rigida e pungente. La superficie superiore è percorsa da una larga linea biancastra, il resto della foglia è di colore verde-grigiastro. I fiori sono separati, si hanno cioè piante con soli fiori maschili e altre con soli fiori femminili; i primi sono riuniti in piccoli coni gialli formati dalle antere protette da alcune squame triangolari, quelli femminili sono racchiusi da tre brattee.

Il frutto è una pseudobacca formata dalle tre brattee che circondavano il fiore femminile; queste si sono accresciute e saldate fra loro a formare un frutto sferico nero o bluastro, di consistenza carnosa, contenente alcuni semi di colore bruno chiaro.

Cresce dalla zona mediterranea fino a quella alpina di tutta Italia, preferibilmente nei luoghi soleggiati e rocciosi; talvolta è coltivato nei giardini. Si raccolgono le foglie, i frutti (detti anche coccole) e il, legno. Le foglie si possono raccogliere dalla primavera all'autunno recidendo i rametti su cui sono inserite. I frutti si raccolgono quando sono neri, cioè a completa maturità; il legno si ottiene scortecciando rametti di almeno un centimetro di diametro.

Si conserva: le foglie si essiccano all'ombra rimuovendole spesso, i frutti e il legno si fanno seccare al sole  o in forno a calore molto basso. Le foglie in sacchetti di carta o tela, i frutti in recipienti di vetro o porcellana. Il ginepro ha proprietà aromatizzanti, diuretiche, antisettiche, balsamiche. Grazie ai suoi principi attivi: olio essenziale (pinene, canfene, junene, terpineolo, cadinene), acidi organici, zuccheri, juniperina. La più importante proprietà del Ginepro è quella di aumentare la diuresi; questa attività utile ai reumatici, agli artritici e ai gottosi, è stata studiata e confermata da autori moderni e dipende principalmente dalla presenza,  di un olio essenziale. Questo è inoltre un disinfettante delle vie urinarie e respiratorie, è un valido stimolante della digestione, un antifermentativo intestinale, un espettorante e un sedativo della tosse.

I preparati di Ginepro vanno utilizzati con cautela; non devono inoltre essere usati da soggetti affetti da infiammazioni renali. Per uso esterno le bacche di Ginepro vengono utilizzate come stimolanti la circolazione cutanea: sono utili per esempio nel reumatismo come blandi disinfettanti della pelle.

Le foglie e il legno di Ginepro hanno, per uso esterno, le stesse proprietà delle bacche.

USO INTERNO:

i frutti

Per aumentare la diuresi, per sedare la tosse, per purificare le vie urinarie.

Infuso - 2 g in 100 ml di acqua. Due-tre tazze al giorno.

Tintura vinosa - 4 g in 100 ml di vino bianco (a macero per 10 giorni). Un bicchierino prima dei pasti.

USO ESTERNO:

i frutti

Come rubefacente (aumenta la circolazione sanguigna sulla pelle) e blando disinfettante.

Decotto - 10 g in 100 ml di acqua. Applicare sulle parti interessate.

USO COSMETICO:

Una manciata di frutti, schiacciati da poco e infusi nell'acqua calda, danno un bagno stimolante, balsamico e purificante.Usi nelle Marche e nel maceratese

Nella zona del fabrianese l'utilizzo magico del ginepro, secondo un rituale, è riservato alla persona

dotata di una qualche facoltà (ad. es. un guaritore) che ne percuote una pianta, lasciandone cadere a

terra le coccole, e pronunciando nel frattempo una formula e il nome della persona affetta da porri o

da emorroidi da guarire.

A Genga si combatte per uso esterno l'artrite facendo bollire per 10 minuti un pugno di galbuli in un po' aceto e si prepara un l\/listral distillando galbuli e semi di anice.

A Cingoli come cura ricostituente se ne prendono alcuni galbuli al mattino con un poco di vino mentre ad Apiro se ne masticano invecchiati di 2-3 anni per l'acidita di stomaco.

A Villa Moscosi le coccole servono a profumare le botti, insieme alla Salvia, mentre altrove son o masticate per l'acidita di stomaco; a Cingoli erano soliti farne bastoni che venivano usati dai pecora

dai sensali nelle fiere enei mercati.

A Filottrano i frutti servono a profumare le botti insieme alla salvia moscatella. insieme alla salvia moscatella. ln diverse zone della regione i galbuli vengono bruciati in un braciere allo scopo di disinfettare e profumare un ambiente.

Paolo Spadoni, professore di Storia Naturale Botanica nella Pontificia Universita di Macerata, nel

primo Tomo dell'opera "Xilologia Picena" (1826) raccoglie queste notizie sul ginepro comune:

"Dalle coccole peste e fermentate nell'acqua ottiene una bevanda spiritosa, salubre e di pochissima spesa. Chiamasi percio il Vino de' poveri. Dessa e tanto più grata, quanto e più vecchia. lnfuse nell'acquavite danno un eccellente rosolio stomacale, e distillandole un olio essenziale."

Da una antica ricetta marchigiana, conservata pres so la Biblioteca Valentiniana di Camerino (Bellomaria 1987): /nfuso di Ginebro.

In una tazza di acqua da caffè pongansi quindici o 16 bacche di ginebro infrante. Si facciano rimane

re nell'acqua pro 24 ore; quindi si coli e si prende ogni mattina come attonante.cura le malòattie nervose) Ci sono altre curiosità su questo arbusto che trovate sul libro del Prof Taffetani F. (univ. politecnica delle marche) che trovate da Luca (giornalaio) sotto alle logge)

(bibl.erbe medicinali aromatiche cosmetiche Ge.Fabbri Bompianietas spa .“rugnii speragne e grespigni F Taffetani))

 

 

 

 

 

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Published by franco focante - in andar per erbe
26 maggio 2014 1 26 /05 /maggio /2014 08:57

SULLA.JPGlupinella.jpgOggi vi voglio far conoscere un erba particolare che quando ero giovane mi dissetava quando "andammie a fregà i ceregi e i bricoccoli" La sulla è una pianta mangereccia ed è usata anche in erboristeria per le note proprietà astringenti, vitaminizzanti e contro il colesterolo.  In  cucina vengono usate foglie e i  fiori che hanno proprietà nutrienti, per preparare ,  tortini, frittate e zuppe varie. Rappresenta una delle foraggere più importanti per le regioni del Mediterraneo e tra le leguminose si contraddistingue per le sue elevate qualità alimentari. Noi la confondiamo  con lupinella che è simile al lupino che ha i rosacei mentre la sulla li ha rossi,  anche lei è mangereccia. E' questo il momento di raccogliere i gambi ,di tutte e due le erbe,il nettare che contengono,ha un sapore bolce. Le api, con la raccolta del nettare, producono un buon miele, molto

 

 sulla (hedrysaurum coronarium)

 

liquido e chiaro che cristallizza dopo poco tempo dalla smielatura. L'odore è liviemente percettibilemente il sapore e delicato ed ha un sentore di fruttato tipo albicocca/pesca. La trovate in tutti i campi incolti, meglio se lontani da colture intensive. Molto usato nelle zone di raccolte che consiglio di provare. Se avete un po di tempo, andate per i campi e la trovere facilmente. Pravate!!!!!

 

 

 

 

 

 

lupinella (onobricis viciifoglia)

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1 luglio 2009 3 01 /07 /luglio /2009 07:12

Erba di San Pietro - Balsamita major Desf. 
 
Famiglia: Asteracee (conosciuta un tempo anche come Compositae), una vasta famiglia di piante dicotiledoni dell'ordine delle Asterales.
Specie:Balsamita major Desf.
Altri nomi comuni: Erba amara, Erba della Bibbia.
Sinonimo: Chrysanthemum balsamita L.

Generalità:
Pianta erbacea perenne originaria dell'Asia occidentale, dalle nostre parti era coltivata negli orti specialmente in campagna, adesso è ormai quasi scomparsa mentre e abbastanza comune nel nord Italia ed anche in alcune regioni del sud..

Erba di San Pietro (foto http://jardin-mundani.com)

Piantina di Erba di San Pietro (foto www.agraria.org)

Caratteri botanici
Pianta rizomatosa con fusti eretti e ramificati, alti fino a 120 cm. Presenta foglie alterne e coriacee, ovato-oblunghe, dentate ai margini. I fiori di colore giallo oro.

Coltivazione
Difficile la riproduzione per seme, perché spesso sono sterili e con scarsa capacità germinativa. Decisamente più facile è la moltiplicazione mediante divisione dei cespi, in autunno o primavera. Si può coltivare in terra piena o grandi vasi.

Raccolta e conservazione
Le foglie vengono raccolte preferibilmente prima della fioritura e utilizzate fresche. Posso essere anche congelate in sacchetti chiusi.

Uso in cucina e ricette

Usare con moderazione (per il gusto amaro) per dare aroma a frittate, ripieni, piatti a base di volatili, torte di verdura.


 

 

 

Ombrina in tempura con insalata di fiori e erba di San Pietro

 

(sembra complicata ma è abbastanza facile richiede un po di tempo ma il risultato è eccezionale, io lìho provata anche con i filetti do orata e mettendo i filetti di erba cipollina invece dell’infiorescenza… buono)

(L’ombrina è un pesce prelibato.)

 

Ingredienti: 4 filetti di ombrina, una manciata di borragine, 200 grammi di funghi porcini, ma anche champignon, otto fioriti di erba cipollina, 10/12 foglie di erba di san Pietro, un po di insalata dolce etenera (Gentilina) due cucchiai di olio ex., tre patate novelle due cucchiai di farina un bicchiere di acqua gassata fredda

Olio per friggere q.b.

 

Procedimento

1.

Pulire e sfilettare 2 ombrine (da circa 400 g. ciascuna), ricavandone 4 filetti. Eliminare tutte le lische con l'apposita pinzetta. Conservare in fresco.

 

2.

Pulire i funghi, evitando di immergerli nell'acqua. Tagliarli a julienne sottilissima. Unirli ai fiori di borragine e condirli in una ciotolina con un poco d'olio (dal sapore delicato), sale e pepe di mulinello.

 

3.

Pulire le foglioline di erba di S. Pietro e l'insalatina primaverile. Tagliare l'eba di S. Pietro a julienne. Staccare le piccole corolle che compongono l'infiorescenza di erba cipollina. Mescolare l'insalata con l'erba e i fiori e condirli in un'altra ciotolina con olio, sale e pepe.

 

4.

Lavare e sbucciare le patate. Utilizzando un'apposita macchinetta giapponese ricavare da ciascuna patata un filo sottilissimo. In mancanza dell'utensile fare una julienne sottilissima. Avvolgere ciascun filetto di ombrina nel filo di patata, creando una sorta di matassina.

 

5.

Preparare la pastella per il tempura, mescolando sommariamente l'acqua con la farina e una presa generosa di sale. Aggiungere l'albume semi-montato, mescolando delicatamente con un movimento rotatorio dal basso verso l'alto. La pastella non deve essere omogenea. Tuffare le matassine di ombrina e patate nella pastella, estrarle con una pinza e tuffarle in abbondante olio d'oliva, che si sarà preriscaldato a 170°C. Friggere fino a quando la julienne di patate avrà assunto un colore ambrato e risulterà croccante.

 

6.

Porre la matassina con l’ombrina al centro di ciascun piatto di servizio. Disporre una manciatina di ciascuna insalata di fiori ai due lati del piatto.

 

 

 

Frittata di San Pietro

Questa frittata è particolare, provatela, io da piccolo l’ho mangiata perché la faceva mia madre. Ho tentato di ritrovare l’erba ma non ci sono riuscito, la cercherò n elle prossimo uscite.

Ingredienti:

cinque uova40 grammi di burro e un cucchiaio di olio ex. Un cucchiaio di panna liquida. Erba di S. Pietro , abbondante, pulita, sgocciolata, tritata e raffreddata. Sale e pepe q.b.


Preparazione
Soffriggere il i burro e l'olio in una padella, gettarvi le uova battute con l'erba di San Pietro e la panna sale e pepe. Mescolare velocemente con il cucchiaio di legno,  versare nella padella,appena la frittata comincia a rapprendersi, scuotere leggermente la padella per staccarla e capovolgerla in un gran piatto, servirla subito.

 

 

 

Proprietà terapeutiche:

 Ha delle proprietà calmanti, antispasmodiche e diuretiche. La principale caratteristica di questa pianta è il suo profumo balsamico. Nel Medioevo era impiegata nella fabbricazione della birra

 

 

 

 

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24 aprile 2009 5 24 /04 /aprile /2009 07:32

Denominazione botanica: Taraxacum officinale Web., Taraxacum dens leonis Desf., Leontodon taraxacum L. - fam. Asteracee (Composite)
Parti usate: radice
Sinonimi: dente di leone, soffione, piscialetto, cicoria selvaggia, cicoria burda, bofarella, ingrassaporci.
Descrizione: è il tarassaco un'erba di facilissima reperibilità, comunissima e conosciutissima infestante dei prati cresce un po' dappertutto nei luoghi aridi e umidi, espandendosi dal mare fino alla regione montana

L'uso del tarassaco come depurativo risale alla medicina popolare ed è impiegato principalmente nelle "cure di primavera" per eliminare le sostanze tossiche accumulate aiutando così l'organismo nel periodo che comporta il maggiore sforzo di rinnovamento. A tale scopo la massima attività è posseduta dalla radice e dal fusto sotterraneo ma tradizionalmente vengono consumate anche le foglie in insalata.
Il tarassaco svolge una notevole azione drenante e depurativa che si esplica attivando la secrezione biliare (azione coleretica) e aumentando la diuresi (azione diuretica). 1) L'AZIONE COLERETICA è dovuta principalmente agli alcoli triperpenici sinergizzati dai lattoni sesquiterpenici. Questi, oltre ad aumentare la secrezione biliare, stimolano i processi di coniugazione delle sostanze tossiche facilitando così l' eliminazione dei metaboliti dannosi per l'organismo e prevenendo anche la formazione dei calcoli biliari. 2) L' AZIONE DIURETICA, di cui sono responsabili i flavonoidi, gli eudesmanolidi e il potassio, facilita l' eliminazione delle tossine responsabili di alcune forme infiammatorie e unitamente all' azione coleretica, rende il Tarassaco un valido aiuto nel trattamento dell' obesità e dei reumatismi. Possiede pure proprietà ipocolesterolizzanti

 

 

 

Impiego alimentare: oltre alle proprietà terapeutiche e agli alti contenuti di vitamina C che fanno del tarassaco una pianta curativa, esso è ricercatissimo da massaie e intenditori perchè realmente è una delle migliori verdure primaverili che possono frequentare le nostre mense: spesso, infatti, viene coltivato appositamente. Noi preferiamo servirci del tarassaco spontaneo che si raccoglie nei prati e lungo i bordi delle strade in primavera asportandone la rosetta fogliare con l'aiuto di un coltello. Dopo averlo mondato di terra e radici, il tarassaco viene consumato generalmente come verdura cotta. Il suo gusto amarognolo dispone l'organismo alla digestione, quindi fa della pianta un contorno ideale per tutte le pietanze. Non gettate l'acqua di cottura, ma mettetela in una bottiglia e consumatene tre tazze al giorno lontano dai pasti come depurativo del sangue. Le foglie del tarassaco possono essere utilizzate crude, condite con olio, aceto e sale a mò di insalata fresca. Anche in questo caso i risultati sono ottimi. In alcune zone della Jugoslavia dai fiori di tarassaco si ottiene un vino che nulla ha da invidiare a molti vini rinvenibili in commercio e il suo sapore trae in inganno lo stesso intenditore.
Ecco la ricetta per confezionare la marmellata di tarassaco, una delizia che allieterà le vostre colazioni.
Ingredienti: 400 fiori di tarassaco, 2 litri d'acqua, 10-12 chiodi di garofano, 2 limoni tagliati a pezzi, 1 kg di zucchero.
Raccolti i fiori di tarassaco col bel tempo, si lasciano asciugare distesi in un luogo ombroso per 48 ore senza che si tocchino o si sovrappongano, quindi si fanno bollire nell'acqua con i chiodi di garofano e i limoni spezzettati per 20 minuti. Trascorso questo periodo si filtra spremendo bene le droghe e si rimette a bollire il filtrato aggiungendo lo zucchero. Bollendo per meno di 20 minuti otterremo uno sciroppo, aumentando il periodo di ebollizione si ricaverà una marmellata sempre più densa tanto più sarà il periodo di bollitura. Ad operazione ultimata si conserva in vasetti di vetro e si serve al mattino con pane, latte e burro.

Risotto con tarassaco
Lessate le foglie di tarassaco in poca acqua salata, poi tritale.
Fate rosolare il riso nel burro e olio con po di erba cipollina, bagnatelo co del  brodo (amche quello fatto conl'estratto di carne già pronto) a metà cottura aggiungete la verdura di tarassaco che avete cotto prima. Portate a cottura finale il riso aggiungendo poco vino bianco, aggiustate di sale e pepe. Volendo, prima di servire il riso,  potete aggiungere della panna. Servire ben caldo.

Penne al tarassaco
Ingredienti pèer 4 persone:_ 280/320 g. di penne, 350 g di pomodori pelati, 350 g. di tarassaco, 50 g di cipolla 2 spicchi di aglio, maggiorana mezzo cucchiaino, pecorino fresco, sale e pepe q.b.

Pulire il tarassaco e tagliarlo a pezzettini (non troppo piccoli) scattarlo in acqua salata per pochi minuti, scolarli e non gettare via l'acqua di cottura. Tritare aglio e cipolla e far imbuiondire in poco olio e poca acqua, aggiungere i pelati, il tarassaco, la maggiorana, il sale e il pepe e cuocere per 13/15 minuti. Cuocere nell'acqua di cottura del tarassaco le penne e condirle con il sugo preparato. Aggiungere del pecorino prima di servire.





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18 aprile 2009 6 18 /04 /aprile /2009 10:20

L'organizzazione del corso "andar per erbe" staottenendo un ottimo risultato, a compendio della lezione di ieri sera diamo come pianta simbolo la bardana.

La Bardana (Arctium) costituisce un genere nella Sottofamiglia delle Carduoideae all'interno della Famiglia delle Asteraceae

Etimologia:

Il nome del genere probabilmente derivato dal greco árcteion, orso, si trova già in Dioscuride. Il nome della specie, lappa viene utilizzato per la prima volta da Plinio come altro nome del genere. Derivato dal greco labein = attaccarsi, aggrapparsi, si riferisce ai frutti che si attaccano ai vestiti.

Große Klette ()
   bardana

Proprietà curativa

La medicina tradizionale attribuisce alla bardana una proprietà diuretica e di purificazione del sangue. In passato era consigliata anche contro artriti, ulcere, problemi allo stomaco, alopecia, psoriasi, impurità della pelle, prolasso uterino e per la cura delle ferite.

Attualmente è consigliata nel trattamento della pelle grazie all'utilizzo di decotti, estratti e impacchi che danno un certo giovamento per combattere l'acne, la foruncolosi e le pelli grasse. Fondamentalmente, la bardana ha una funzione depurativa, diuretica e stimola le funzioni epatobiliari.[1]

Vengono utilizzate le radici di Arctium lappa raccolte nell'autunno del primo anno o nella primavera del secondo ed essiccate come anche quelle di Artiglio selvatico e di Bardana lanuta. Le radici di bardana vengono, più raramente, offerte sul commercio come Bardanae radix.

Sostanze contenute sono la lignina, tra cui arctiina, inulina (A. lappa 45-70 %, A. minus 20-27 %, A. tomentosum fino a 19 %), mucose, quantità minori di olio eterico polina, derivati di acidi di caffeina e di acido tarassinico (sesquiterpenlactone).

Un suffumigio di radici di bardana, occasionalmente anche di parti di pianta della parte superiore del terreno tagliati di recente o essiccati, serve per l'applicazione interna. Nelle applicazioni esterne, l'olio di radici di bardana viene applicato contro l'alopecia.

Attenzione: Se ne sconsiglia l'applicazione in gravidanza.

Proprietà:
Diuretica, diaforetica, depurativa, ipoglicemizzante, antiforuncolosi, antiacneico, antiseborroico, antisettico.
In quest'umilissima pianta si è verificata l'azione diuretica e depurativa generale, ma anche l'azione Stimolante sul fegato e sulla cistifellea e la proprietà di diminuire il tasso di zucchero nel sangue; quindi può essere usata, sotto il controllo medico, come coadiuvante, dalle persone affette da diabete. La bardana è' nota per la proprietà disinfettante e antisettica su alcuni batteri patogeni della pelle e per le applicazioni contro l'acne e la foruncolosi.
Le foglie vengono anche consumate in alcune insalate cotte come complemento alimentare.
 uso depurativo e diuretico:

Vermuth di bardana
Si fa bollire un etto di radici di bardana in mezzo litro d'acqua finché questa si sia ridotta alla metà. Raffreddata che sia, si versa in un litro di vermut e si lascia riposare per quattro o cinque giorni. La cura prevede tre bicchierini ... o più di questo delicato e squisito vermuth.




la bardana in cucina:

Piccioli di bardana al burro:

Parmigiano grattugiato
burro, sale, pepe.

Preparazione:

Decorticate i piccioli, quindi lessateli in acqua salata. Disponeteli ne piatto e cosparegteli di burro fuso e parmigiano grattugiato, sale e pepe. Serviteli caldi.






Curiosità : Studiando il principio della bardana, cioè la caratteristica dei frutti che si attacono ai vestiti e ai peli degli animali che si è arrivati all'invenzione del velcro, usato come sistema tessile di chiusura.






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11 aprile 2009 6 11 /04 /aprile /2009 06:17

Stante il successo dell'anno scorso, anche questo il G.M.O. organizza "Andar per erbe".  La manifestazione si articola su due serate propedeutiche per il riconoscimento delle erbe selvatiche mangierecce. Le lezioni si terrranno presso la sede del Circolo in via G.Soglia, 18 nelle seratedel 17 e 18 aprile dalle ore 21,00. La domenica, 19 aprile, ci sarà l'uscita "sul campo" a cui farà seguito un conviviale con l'assaggio, tra l'altro, di erbe selvatiche commestibili. E' gradita la prenotazione per il pranzo per chi non volesse partecipare alle lezioni.

                   ALLIARIA PETIOLATA

                            Alliaria petiolata (Bieb.)
Alliaria petiolata (Bieb.)
famiglia
Crucifere
nome volgare
Agliaria, erba aglina
caratteristiche
deve il suo nome al fatto che odora di aglio quando la si stropiccia. Presenta dapprima piccoli fiori in infiorescenze dense, poi spighe allungate di esili bacelli allungati. Le foglie sono rugose, lucide, glabre e ricordano un pò quelle dell'ortica. Fiorisce da aprile a luglio.
habitat
pianta comunissima che si trova un pò ovunque sopratutto lungo i bordi delle strade di campagna.
proprietà farmaceutiche
espettoranti, antisettiche (droga usata: la pianta intera).
uso in cucina
le foglie tagliuzzate finemente possono essere utilizzate al posto dell'aglio per insaporire insalate e minestre. Con i semi si può preparare una salsa simile a quella con la senape. 


                                           ACHILLEA MILLEFOLIUM L.
                                    Achillea millefolium
Achillea millefolium
famiglia
Composite
nome volgare
Millefoglio
caratteristiche
possiede un fusto slanciato e resistente. Le foglie sono finemente pennate, lunghe, assai frastagliate. I capolini fiorali, di colore bianco rosato, sono piccoli e riuniti in vistosi corimbi. La fioritura avviene in primavera-estate. La pianta è altra 50-60 cm.
habitat
l'Achillea ha sovente carattere infestante. E' diffusa in pianura ed in montagna, nei prati, lungo i sentieri, negli incolti da 0 a circa 2'200 m dal mese i maggio fino a settembre.
proprietà farmaceutiche
possiede diverse proprietà salutari; trova impiego nei disturbi genitali femminili (mestruazioni irregolari, ansia da menopausa), nei casi di perdite sanguigne causate da emorroidi e ferite, nei problemi di circolazioni. Ha proprietà digestive, amaro-toniche, antispasmodiche, emmenagoghe, diaforetiche (droga usata: sommità fiorite). AVVERTENZE: evitare di esporre ai raggi solari la pelle bagnata dal succo della pianta!
uso in cucina
l'odore intenso rispetta il sapore, amaro ma gradevole. Le foglioline poù tenere posssono essere aggiunte a insalate e minestre, facendo però attenzione nella dose perchè sono molto aromatiche. Ottima anche per insaporire salse, aceti e liquori casalinghi. Caratteristica è la frittata con le foglie. Fiori e foglie, essiccati all'ombra, entrano spesso nella composizione di luquori a base di erbe.
le foglioline possono essere raccolte tutto l'anno mentre i fiori d'estate. Si utilizzano nelle insalate nelle minestre i fiori per uso medicale, nel tè e nel vino. ATTENZIONE: bastano poche foglie in quanto il gusto è molto forte.




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5 febbraio 2009 4 05 /02 /febbraio /2009 08:20

La Silene rigonfia (Silene vulgaris (Moench) Garcke ) è una piccola pianta (alta fino a 60 – 70 cm; massimo 100 cm) perenne e glabra, dai caratteristici fiori chiamati “bubbolini”, appartenente alla famiglia delle Caryophyllaceae.

Etimologia

Pianta conosciuta fin dall’antichità per le sue proprietà mangerecce. Si può comprendere quindi l’abbondanza di nomi popolari : oltre a quelli citati “sonaglini” e “cavoli della comare”.
Il nome del genere (Silene) si riferisce alla forma del palloncino del fiore. Si racconta che
Bacco avesse un compagno di nome Sileno con una gran pancia rotonda. Ma probabilmente questo nome è anche connesso con la parola greca “sialon” (= saliva); un riferimento alla sostanza bianca attaccaticcia secreta dal fusto di molte specie del genere.
I calici rigonfi sono persistenti e mantengono la forma a palloncino che anzi nel tempo si irrigidisce per cui alla fine dell’estate si possono far scoppiare battendoli con la mano da qui un altro nome popolare : “schioppetini”.

Morfologia

La forma biologica della nostra pianta è emicriptofita scaposa (H scap) : pianta perennante per mezzo di gemme al suolo (emicriptofita), e con asse fiorale più o meno privo di foglie (scaposa).

Radici

La nostra pianta possiede una struttura radicale rizomatosa a base lignificata. Possiede anche diverse radici (e radichette) secondarie da rizoma.

Fusto

Il fusto ha un aspetto erbaceo ma ascendente ed eretto. Può essere glabro o leggermente pubescente. Nella parte alta il fusto è in qualche caso vischioso.

Foglie ]

Le foglie sono del tipo ovate o lineari – lanceolate (non molto strette). Il colore è verde con riflessi bluastri (ma in altre varietà verde – cenere).

Infiorescenza

L’infiorescenza è di tipo lasso a pannocchia con fiori penduli su peduncoli flessuosi lunghi 5 – 15 mm.
In particolare l’infiorescenza viene definita come
bipara ossia i fiori crescono da ambo i lati rispetto al fiore apicale con 3 – 9 fiori totali.

Fiori [

I fiori sono ermafroditi ( dioici o poligami) e pentameri.

  • Calice: il calice ha una caratteristica forma a palloncino ovoidale (lungo il doppio rispetto alla larghezza) sinsepalo (= gamosepalo; ossia i sepali sono fusi insieme) a volte definito anche “monosepalo”; il colore può essere verde pallido o rosa – biancastro tendente al bruno chiaro. Sulla superficie rigonfia sono presenti 20 evidenti nervature longitudinali, collegate da altre nervature trasversali più brevi e meno evidenti e meno precise. Il calice contiene interamente sia l’ovario che la capsula fruttifera da qui la sua particolare struttura rigonfia. Sul calice sono inoltre presenti dei denti terminali lunghi 1/6 del calice. Questi denti sono papillosi e pubescenti. Questa struttura è persistente.
  • Corolla: i petali della corolla sono 5 di colore bianco o rosa chiaro. Terminano con una unghia sporgente dal calice lunga quanto il calice stesso. L’unghia è completamente divisa (bilobata) in due lacinie subspatolate o oblanceolate a disposizione patente. Dimensioni dell’unghia : larghezza 3 mm; lunghezza 8 mm.
  • Androceo: gli stami sono 10 e fuoriescono dal calice.
  • Gineceo: gli stili sono 3 (anche questi sporgono dal calice) con stimmi lievemente pubescenti. Il gineceo è supero e tricarpellare ( sincarpico).
  • Fioritura : fiorisce da Maggio a Settembre
  • Impollinazione : vento, api, farfalle soprattutto notturne. La particolare forma del fiore a palloncino con imboccatura stretta è di difficile accesso agli insetti più grossi come i calabroni (pur tuttavia alcuni di questi hanno trovato il modo di bucare la parte bassa del fiore per accedere al suo nettare) per cui il fiore per facilitare l’impollinazione rimane aperto fino ad ore tarde per favorire gli insetti notturni più piccoli.

Frutti ]

Il frutto è una caspsula globoso – piriforme compresa col calice persistente e con una corona di denti (in numero di 6) apicali. La caspsula alla fruttificazione è lunga tre volte il carpoforo (piccolo peduncolo basale che sostiene la capsula – vedi illustrazione qui sotto). Il frutto è del tipo deiscente nella parte alta con molti semi.





File:Silene-vulgaris(Blueten).jpg                 

Cucina

Molto ricercata in gastronomia (con il nome di stridoli o carletti), fra le migliori erbe commestibili, ma solo prima della fioritura poi le foglie basali diventano troppo coriacee. Si mangiano sia crude, sia cotte (come gli spinaci), in risotti, minestre, ripieni e frittate : hanno un sapore dolce e delicato.



ZUPPA PAESANA ALLA SILENE
 
Ingredienti per 4 persone
 
½ Kg di germogli di Silene
100 g di pancetta
40 g di pecorino grattugiato
4 uova
1 cipolla
1 l di brodo
Olio
Sale
 
In una capace pentola fate soffriggere con poco olio la pancetta tritata con la cipolla affettata finemente, a questa aggiungete la Silene tritata grossolanamente e lasciatela insaporire, aggiungete il brodo caldo e regolate di sale. Fate cuocere per 10 minuti. Spegnete il fuoco ed aggiungete le uova sbattute con il pecorino, mescolate bene e servite la zuppa con crostini di pane abbrustolito.
 
 
CRESPELLE ALLA SILENE
 
Ingredienti
12 crespelle (100 g farina- 2 uova intere- 1/4 di latte- 30 g di burro- sale)
½ kg di germogli di silene
250 di ricotta di pecora
Sale e pepe
Burro
Besciamella
Formaggio grattugiato
 
 
Preparate le crespelle. Lavate e fate saltare la Silene tagliata grossolanamente nel burro.
Mescolatela alla ricotta di pecora e regolate di sale e pepe.
Riempite le crespelle, piegatele a triangolo e adagiatele sovrapposte in una pirofila imburrata coperte di besciamella arricchita di formaggio grattugiato. Mettete in forno a far gratinare.


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Published by Franco Focante - in andar per erbe
17 novembre 2008 1 17 /11 /novembre /2008 10:21
L'uscita,organizzata dal nostro gruppo, ha riscosso un grande successo sia per il numero di partceipanti, che per l'interesse che ha sussiscitato nei corsisti che hanno apprezzato le qualità e i sapori delle erbe descritte in modo esaustivo dal prof. Vincenzo Pirani. L'uscita didattica si è svolta presso l'aula verde "gli ailanti", una piccola oasi lungo il fiume musonei, ben tenuta grazie alle cure del prof Anacleto Bolognini e  Ezio Saraceni.Questo ottimo risultato spinge il GMO Osimano ha programmare altre giornate simili per l'anno 2009.
                                                                                






   
         
                  



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