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1 agosto 2016 1 01 /08 /agosto /2016 20:12
...Un PO DI STORIA NON FA MAI MALE.... LE CINQUE TORRI E IL PALAZZO CIVIC0.


Tutti avrete notato che nel nostro stemma comunale so no rappresentate cinque torri, tutti voi saprete dove queste sorgevano e a conoscenza di chi non lo sapesse, le descrivo come segue. Altro argomento che tutti avranno a conoscenza è il “palazzo comunale” che ha una storia molto particolare e suggestiva.

IL PALAZZO CIVICO
La nostra città, anzi il nostro Comune aveva già una sua sede da quando d si era affermato come “ libero Comune” (sec. XI- XII). Il palazzo primitivo sorgeva sull'area dove ora è sorto (fine dell' ottocento) il nuovo palazzo Baldeschi prospiciente da sud la piazza Maggiore e dove oggi è ospitata la farmacia Bartoli. Ha quel tempo, aveva, oltre il pianterreno, un solo piano superiore; ma, poiché l'interno doveva corrispondere alla nobiltà della facciata (che aveva delle superbe bifore in pietra d`Istria attribuite a Giorgio da Sebenico) doveva trattarsi di una vera degna sede. Del resto, la facciata meridionale, quella in via Oppia, con la parete tutta in pietra mostra un'ampia porta ad arco acuto. Fortunatamente - anche se in dispregio dell'arte e della storia - quando quel primo edificio fu demolito, il progettista del nuovo palazzo, che fu intelligente Giuseppe Uliscia, ebbe tanto rispetto per quelle finestre, che le sistemò poi lungo la parete di via Romani, per proteggerle dalle intemperie e dalle stesse troppo frequenti bufere settentrionali; poi, per le altre finestre, ebbe l'avvertenza di imitare queste, tanto più ragguardevoli.
La costruzione del nuovo palazzo civico fu deliberata nella seduta dell'8 agosto 1457 con delibera “permutatio domi Domini episciopi”.Era logico, che per un'opera così impegnativa, occorreva studiare con attenzione la ricerca dei mezzi. Si cominciò con un primo risparmio, cedendo al vescovo un certo fabbricato che, situato non lontano dalla Chiesa di San Bartolomeo , era del Comune, che però allora fungeva da Episcopio, dopo che nel 1382 la invasione di una forte masnada di malfattori aveva arrecato gravi danni al Duomo e all'Episcopio. In compenso, il vescovo cedeva al Comune una serie di casette che occupavano l'area dove sarebbe sorto il nuovo palazzo. Come altro accorgimento, il Comune, applicando una legge locale, in forza della quale chi faceva domanda di essere incluso nella nobiltà doveva fare all`erario una offerta a fondo perduto, fece versare al Patrignani, aspirante nobile, una somma per comprare 10.000 mattoni; denaro per altri 40.000 fu fatto versare all'aspirante nobile Pranzoni.
Non si sa precisamente quando furono iniziati i lavori per il nuovo palazzo Comunale Si sa però, che in una nota del Vecchietti all'opera del Compagnoni, che nel 1579 in quel nuovo palazzo furono sistemate molte pietre. Certamente queste fanno riferimento al basamento di pietre di marmo di epoca romana poste all'incontrario lungo tutta la facciata del comune e che, da quanto scrive l'Onofri, si ottenne “applicandovi molti frammenti di iscrizioni romane voltandone i testi verso il muro”. Si era, dunque, non oltre il primo piano Il progetto iniziale, fu portato da Roma dal preside della provincia mons. D'Aragona, proprio l'anno prima (19-XI-1578). E, poiché il disegno della facciata è del sanseverinate Pompeo Floriani (1548-1600) Occorrevano però molti altri denari , come riportato da un documento di archivio datato 20 maggio 1580 , c`era, però, chi ostacolava quella costruzione: il documento quindi era un atto di ammonimento contro chiunque cerchi di impedire la continuazione di quei lavori. Nel 1619 una nuova delibera assegna a tal fine il ricavato dalla vendita di 200 rubbia di grano del Monte Frumentario; poco dopo, si ricorre con una supplica a Paolo V (1605-1621) per ottenere un forte concorso alla spesa. Poi fu anche aumentata la gabella dei cereali. A un certo momento, si fu più civili e più moderni. Nelle “Riformanze” si legge: “Si deputino alcuni dei consiglieri a voler pregare tutti per cortesia a voler aiutare questa fabbrica, dalla quale risulta tanto decoro e reputazione a questa città, facendo anche concorrere artigiani e pubbliche industrie e quelli che sono fuori di Osimo , come il marchese Domenico Garzoni e Cino Campana e altri. Si supplichi il vescovo a far si che i preti abbiano anche essi a concorrere”.
E' plausibile che la maggior parte della costruzioine deve esseres tata fatta entro il 1675, lo si desume dai capitelli degli stipiti della finestra centrale dove è riportata la data: dicembre 1675.
Ma il compimento di tutto richiese ancora molti altri decenni. All'interno del palazzo vi fu costruita la Cappella, (1592)(Il privilegio della Cappella in Palazzo era stato concesso dal vescovo Zacchi nel 1470) che era officiata dai francescani, i quali in compenso godevano le rendite di un fondo in Lanciafarro (località lungo il fosso di Rosciano, poco prima di arrivare alla
provinciale di Ancona), e avevano “due metri di olio per la lampada “ In quegli stessi anni fu portata a maggiore altezza la torre del Comune, spendendovi 7 fiorini per ogni canna di elevazione, siamo nel 1538
Poco dopo, vi aggiunsero la campana grande dedicata a S. Corona, e la piccola, che serviva anche per lorologio, la campana era dedicata a S. Tecla. Altro orologio pubblico fu posto in seguito nella torre di Sant'Agostino (S. Palazia ) ma a spese della popolazione del Rione, intorno al 1574.
Non abbiamo ancora finito, Subito dopo che l'Amministrazione comunale ne aveva preso possesso, si addossò alla facciata orientale (e verso nord) la nuova chiesa della Morte (la quale veniva a sostituire laltra di Santa Maria del Mercato, che sorgeva poco lontano zona casa Colonnelli, ed era fatiscente). Non molto più tardi, sempre sulla stessa facciata di levante (e verso sud) si addossava il palazzo del Governatore. Tra i due edifici c'era solo uno stretto vicolo. Dovettero passare due secoli per arrivare alla demolizione di queste due né artistiche né armoniche costruzioni. Negli anni 1840 e successivi, si demolì il palazzo del governatore, per sostituirlo con la prima parte di portici che tuttora vediamo; Nel 1842 si completarono i lavori triennali, nel 1856 si deliberò di ripristinare la cappella (dove essere dove ora c'è un piccolo archivio nelle scale dell'ingresso sotto al loggiato. Luogo che fu anche abitato fino agli anni '50) nel 1866, si mise mano alla demolizione della chiesa, sostituendola con la seconda parte di quegli stessi portici. Dopo tale anno ospitò il polittico dei fratelli Vivarini, nel 1911 venne rubata la twela del lotto “ Vergine con Bambino” Gli ultimi lavori di conservazione si ebbero nel 1990. Una curiosità: la sala maggiore è l'unica sala (crdo al mondo) che parla in prima persona e tradotta dal latini, dice” Avevo da poco acquistato. Dopo lungo abbandono, un più decoroso aspetto, quando, scatenatasi la rabbia tedesca con le sue bombe contro la città, facendo strage dei suoi abitanti, fui ridotti in compoleta rovina. Ora dopo tanti anni sono risorta. 1948) Nella parete dove caddero le granate, oggi vi è lo stemma comunale.


LE TORRI
Quante ce ne siano state nei vari tempi, non sappiamo. Oggi abbiamo le tracce di sei (oltre quella civica, che è integra (alta m. 32,60), e che il Comune aveva comprato da Parduccio di Tommaso il 6 giugno 1366, pagandola 10 fiorini). Erano piantate sempre in prossimità delle porte o nei punti dove le mura potevano essere più facilmente violate. Oggi vediamo:
1) Della torre detta dei Sinibaldi, le robuste mura di base, mascherate ora dentro il negozio di parrucchiere all'angolo tra via Leonetta e via S. Filippo;
2) Di una torre meridionale sono visibili la base, la porta del corpo di guardia e gli spigoli in bugne di pietra, all`angolo di via Oppia con il vicolo Fiorenzi;
3) 3) La base di altra torre a difesa della mura settentrionale; base indicata ora da un tombino, che e di fronte all”ingresso di casa Colonnelli, in piazza Boccolino;
4) La parete (a Nord) di altra torre ancora a difesa della stessa mura settentrionale lungo la via di Fonte Magna, nel tratto di mura castellana tra il palazzo Sinibaldi e i finestroni del Mercato coperto;
5) La parete (a Nord) di altra torre, sempre a difesa della mura settentrionale, e che è incorporata nel palazzo oggi Cassa di Risparmio in via Campana. Se ne vedono anche qui il
bugnato in pietra, e la traccia della porta del corpo di guardia.
6) i un”ultima torre, a difesa della porta orientale, c'è notizia in atti di Curia, e in una lapide nella parete della Chiesa di S. Palazia, in via Matteotti. Che cosi recita (anche se si legge malissimo eanfrebbe restaurata la scrittura) “nell'arco qui innanzi sorgeva la porta romana detta di cavaticcio o S.Margherita dal popolo detta portarella o di S. A. fu demolita nel 1606 Poco più lontano a nord sorgeva una torre gotica cher fu abbattuta nel 1647.”
Perché tre torri (e forse non quelle sole) a difesa della mura settentrionale? Perché il terreno, dove sono sorti i fabbricati a Nord della piazza maggiore e dell'inizio del Corso, era inizialmente quasi tutta terra di riporto; e perciò quel tratto di mura non poteva avere la robustezza dei tratti rimanenti.

Palazzo BalleaniGuarnieri 1935

Palazzo BalleaniGuarnieri 1935

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Published by franco focante - in storia città