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armillaria mellea (chiodino o famigliola buona)

                                                                                                                                      

 Tassonomia



Ricetta con armillaria mellea: (la pulè ce viè bona!)

prendere un chilo funghi chiodini, (armillaria mellea), meglio se non troppo grossi, lavarli bene più volte per eliminare del tutto i residui di terriccio e dare una bollitura bagnando con pochissima acqua, sale e uno spruzzo di aceto. in pochi minuti i funghi si saranno ridotti perdendo molta acqua. in questo frattempo affettare una cipolla media, fatela appassire in poco olio, mettetela da parte. Nel burro, rosolare leggermente 400 grammi di lonza magra a fettine e 400 grammi di salsiccia a tocchi. ricoprire il tutto con le cipolle e i chiodini scolati ben bene, bagnare con mezzo bicchiere di vino bianco secco, aggiungere due foglie di alloro e una manciata di prezzemolo trito, aggiustare di sale e pepe, completare con un nonnulla di noce moscata e cuocere lentamente al coperto per un'oretta, rimestando ogni tanto e aggiungendo un poco di brodo (quello con l'esrtatto di carne va bene e fate prima) quando necessita.

 

                                                                                           

Ordine Agaricales                                                                          
Famiglia Tricholomataceae
Genere Armillaria

Nome italiano                                                                                                                                              
Famigliola buona, Chiodino.

Sinonimi
Armillariella mellea (Vahl); Singer
Clitocybe mellea (Vahl); Ricken

Etimologia
Color del miele, da latino melleus.

Cappello
3-15 cm, convesso, ma presto piano e umbonato con l’età, margine ondulato, striato ed infine fessurato; cuticola viscida col tempo umido; colore del miele o della cannella o del cuoio, brunastro o bruno rossastro o olivastro a seconda delle piante che la ospitano. Più scuro al centro con sottili squame irte, maggiormente presenti nell'umbone centrale del cappello, che in parte, scompaiono con la maturità.

Lamelle
Rade, basse, un poco decorrenti sul gambo; prima biancastre con iridescenze gialle o rosee, poi stinte e con tonalità sempre più scure.

Gambo
5-7(18)cm x 0,5-3,0cm, slanciato, fibroso, elastico, midolloso, assottigliato verso la base quando cresce in cespi, allargato e bulboso alla base se solitario; roseo e striato in alto, brunastro e via via più scuro dall’anello al piede.

Anello
Il velo parziale forma un anello supero, simile alla parte superiore di una calza svasata (Armilla = calza) di notevole spessore, duraturo e striato, bianco pallido di sopra e bruno-giallastro fino a bruno-rossastro nella parte sottostante.

Carne
Soda quella del cappello, fibrosa e coriacea quella del gambo, che per tale motivo non deve essere utilizzato ai fini alimentari. Odore tenue, fungino, non molto gradevole. Sapore acidulo, dolciastro.

Habitat
Cresce in autunno a cespi su alberi vivi, alla base di ceppaie le più diverse, qualche volta tra l’erba che occulta radici; a volte anche solitaria assumendo maggiori dimensioni.

Commestibilità o Tossicità
Buono se ben cotto , escludendo il liquame che si forma nella prima cottura ed il gambo coriaceo. Si presta anche alla conservazione. Si consiglia di schiumare con ramaiolo durante la bollitura per eliminare il viscidume indigesto e di non raccoglierla mai dopo gelate o congelarla cruda, in questi ultimi due casi diverrebbe tossica.

Osservazioni
E’ un fungo camaleontico a seconda del ceppo ospite: giallo miele se nasce dal gelso, bruno o bruno-rossastro dalle querce fino a volte completamente candido se ospite dell’acacia.

Somiglianze e Varietà
Può essere confuso con la Pholiota mutabilis al pari ottima commestibile forse superiore o con Hipholoma fasciculare, diversamente velenoso, che però hanno lamelle che da giallo verdastro si fanno nere, oltre all’amaro sapore della carne, la superficie del cappello sempre liscia e la presenza di un effimero anello nel gambo.
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